Una sintesi della serata del 23 gennaio scorso. Buona lettura!Per affrontare una questione tanto delicata come quella dell’occupazione giovanile in tempo di crisi vorremmo partire da una citazione: “
Il mio talento non sono le mie doti, ma sono io”.
Consapevoli del fatto che il
lavoro sia un
diritto/
dovere, come richiamato anche dall’art. 4 della Costituzione Italiana, noi giovani chiediamo la possibilità di aver accesso ad un mondo che oggi pare appannaggio di pochi. Chiediamo qualche certezza in più e lanciamo una sfida a quanti non ci ritengono in grado di prendere in mano la nostra vita ed orientarla verso progetti di indubbia importanza, quali ad esempio la costruzione di una famiglia. In virtù di ciò, mettiamo seriamente in discussione le condizioni di lavoro precario che molti di noi, privi ormai di qualsiasi certezza o speranza di stabilità, sono costretti ad accettare.
Dal canto nostro ci impegniamo a:
- uscire dal “nido” familiare e cercare una nostra
autonomia -
conoscere a fondo
noi stessi-
scoprire quali siano davvero le nostre
competenze- non perdere di vista una certa
progettualità- non essere rigidi
- tener viva la nostra
voglia di
imparare e dunque di aggiornarci
- percepire il
lavoro non come un’appendice, ma come qualcosa che
realizza la
persona umana- mettercela tutta nel lavoro che siamo chiamati a svolgere, puntando a
dare il
massimo- essere testimoni credibili, anche sul posto di lavoro, di uno
stile Cristiano.
Il suddetto elenco nasce da una serie di spunti offertici in data 23/01/2012 dall’incontro intitolato
Work in progress. I giovani e la dignità del lavoro e tenutosi presso il Centro Pastorale Scalabrini di Fiorenzuola D’Arda che ha visto la straordinaria partecipazione di quasi duecento persone.
Silvia Loschi, del Centro per l’Impiego, ha offerto un quadro della situazione occupazionale dei giovani nella nostra provincia e ci ha invitato ad essere attenti e scrupolosi indagatori di noi stessi al fine di scoprire quali doti potremo seriamente spendere sul mercato del lavoro. Parole d’ordine:
flessibilità e
intraprendenza.
Giovanni Rapaccioli, imprenditore, ha offerto un punto di vista differente: quello di chi offre il lavoro ai giovani. Ha detto di avere a cura la gestione della sua impresa quale fosse una famiglia in cui tutti, per la loro parte, sono fondamentali. Egli ha sostenuto che i giovani debbano intendere il
lavoro come
parte integrante della loro
vita ed essere pronti a spendersi completamente in esso per realizzarsi in toto come persone.
Enzo Zerbini, responsabile di una Cooperativa Sociale, ha sostenuto con fermezza la necessità che il
lavoro debba essere considerato un
diritto. Offrire l’opportunità di un lavoro anche a chi si trova in una situazione di disagio rappresenta un tentativo per abbattere le ingiustizie che mettono l’uomo all’angolo. La vera crisi ha avuto inizio quando l’uomo ha iniziato ad essere indifferente nei confronti degli altri, soprattutto i più poveri.
Enrico Periti, direttore amministrativo dell’Università di Brescia, impossibilitato a partecipare di persona, ha fatto pervenire un testo scritto che è stato presentato da don Gianni Vincini. In esso si forniscono una serie di dati circa la
situazione degli
universitari italiani e si sottolinea quanto sia importante dare una possibilità ai giovani, lasciare spazio alle loro competenze per permettere un serio ed irrinunciabile ricambio generazionale. Essi vano sostenuti nella loro ricerca di autonomia e supportati qualora vengano a mancare quelle
spinte motivazionali che sono tipicamente e naturalmente forti alla loro età.
Il preside Monti, moderatore della serata, ha fatto un importante appunto circa la
centralità della
persona umana e la
questione educativa: ci vuole qualcuno che aiuti i giovani a tirare fuori il meglio di loro stessi, che li affianchi nell’individuare e valorizzare le loro competenze.
In ultima istanza, due sono le necessità impellenti che ci sentiamo di dover portare all’attenzione della nostra amata comunità cristiana:
1. che insieme si torni a riflettere sulla
dottrina sociale della
chiesa che, costituendo un laboratorio di lavoro, offre innumerevoli spunti anche per un sano impegno politico
2. fare in modo che all'interno di essa i
giovani lavoratori siano
seguiti e
accolti con rispetto e
valorizzati per le molteplici attività materiali e spirituali che sono chiamati a svolgere in seno alla società.
La bella serata di lunedì ci ha insegnato che il
dialogo tra persone competenti oltre ad avere un notevole interesse può coinvolgere seriamente i vari interpreti del mondo del lavoro:
scuola-
imprenditori-
famiglie-
chiesa.